La verità tecnica dietro un componente ingiustamente odiato**
Eccoci davanti a un argomento spinoso:
il tanto demonizzato modulo ibrido STK417‑100 e i suoi fratelli della stessa famiglia.
Questo, però, non è un semplice STK in classe AB:
è un modulo in classe H, concettualmente diverso, più efficiente e — quando originale — sorprendentemente ben suonante.
Ho realizzato un finale con questo integrato e l’ho usato in diversi party, anche pesanti.
Risultato?
resa eccellente
temperatura di esercizio tiepida
stabilità totale
15 ore di funzionamento a volume “tutta birra”
carico da 4 Ω senza battere ciglio
Un comportamento che molti amplificatori “blasonati” si sognano.
Negli anni ho sostituito parecchi STK, soprattutto quelli in classe AB delle generazioni precedenti.
E posso dirlo con certezza:
se alimentati correttamente
se raffreddati come si deve
se montati con layout decente
se le saldature non sono da dopolavoro ferroviario
gli STK durano una vita.
Gli originali Sanyo che ho installato 30 anni fa — con qualche mia modifica — funzionano ancora oggi.
E funzionano bene.
Chi dice che gli STK bruciano casse o muoiono prematuramente, semplicemente non sa quello che sta facendo.
I problemi più comuni che ho visto:
saldature fredde
componenti di contorno scadenti
dissipazione insufficiente
alimentazioni instabili
layout improvvisati
Lo STK non c’entra nulla.
È come dare la colpa al motore quando le ruote sono quadrate.
Il 417‑100 integra protezioni interne funzionanti e collaudate.
Non è come i vecchi moduli AB che, se cortocircuitavi i cavi delle casse, salutavano la vita.
Questo no:
si protegge, si blocca, e continua a vivere.
Auto‑oscillazioni? Zero.
Tweeter bruciati? Mai.**
Gli STK in classe H non oscillano ad alta frequenza come certi finali “audiofili” mal progettati.
E infatti:
nessun tweeter bruciato
nessuna instabilità
nessun comportamento anomalo
Solo musica, potenza e affidabilità.
Vi pare poco?**
La resa è praticamente pari al consumo.
Un finale che scalda poco, consuma poco e spinge tanto.
E infatti:
non si surriscalda
non perde stabilità
è abbastanza potente da sonorizzare un party all’aperto
suona bene con qualsiasi genere musicale
L’ho alimentato con un trasformatore non comune, progettato per richiudere la corrente sul ponte di Graetz invece che sul trasformatore stesso.
Caratteristiche:
presa centrale a 25 V
tra i due capi: 0 V (sì, zero)
comportamento perfetto per questo tipo di circuito
stabilità assoluta
Non è roba che si trova al supermercato:
è un trasformatore “su misura”.
dissipatore in alluminio avio, verniciato in ramato spesso
costo elevato, ma resa termica eccellente
chassis recuperato da un pilota laser elettromedicale
struttura solida, compatta, professionale
Un riciclo tecnico di altissimo livello.
I miei amici sono rimasti stupefatti.
Giradischi Sony collegato al mixer analogico Monacor, casse ben interfacciate…
e il piccolo STK417‑100 si è comportato come un gigante.
Questo è un altro esempio di come la circuitazione moderna, quando è capita e sfruttata, può suonare e funzionare benissimo.
Si tratta di un trasformatore con presa centrale, quindi strutturato in due semibracci da 25 VAC ciascuno.
La particolarità è che:
tra i due capi estremi non è presente tensione utile, quindi non si rilevano i 50 VAC complessivi;
tra ogni semibraccio e la presa centrale, invece, si misurano regolarmente 25 VAC.
Per questo finale ho realizzato un sistema di diffusori specificamente progettato, in modo da sfruttare al massimo le caratteristiche dello STK417‑100.
Ogni cassa è dotata di:
4 condotti di accordo (tubi reflex) tarati a circa 60 Hz
1 mid‑basso da palco Stage Line / Monacor, 250 W nominali
1 tweeter a tromba con membrana in titanio
Crossover dedicato:
tweeter: taglio a 2,7 kHz – 12 dB/ottava, con modulo di protezione integrato
mid‑basso: passa‑basso 6 dB/ottava
Il modulo di protezione evita di danneggiare i tweeter nel caso le casse vengano collegate ad amplificatori diversi.
Come mia consuetudine, ho realizzato una cassa aggiuntiva per ogni canale, contenente:
Woofer da 130 mm in kevlar, completamente costruito da me, dal magnete in su
Filtro passa‑basso 6 dB/ottava, con taglio superiore a 170 Hz
Volume interno: 10 litri
Accordatura reflex a 60 Hz tramite risonatore di Helmholtz
Mobile impiallacciato e rivestito in similpelle di alta qualità, per ridurre vibrazioni e risonanze
Si tratta a tutti gli effetti di un subwoofer compatto, estremamente controllato e veloce.
Il sistema completo — casse principali + sub dedicati — pilotato dallo STK417‑100 offre un suono potente, dinamico e sorprendentemente preciso.
In una parola: suona a bomba.
Il modulo ibrido STK417‑100 appartiene alla famiglia dei finali audio in classe H, una topologia più efficiente e moderna rispetto ai classici moduli STK in classe AB.
Nonostante la cattiva fama diffusa da chi non li ha mai capiti, questi moduli — quando originali e correttamente implementati — sono robusti, stabili e sorprendentemente performanti.
Ecco una rappresentazione concettuale del funzionamento interno:
INGRESSO AUDIO
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┌──────────────────┐
│ Stadio Differ. │ → Controllo, linearità, CMRR
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│ Driver a Bassa │ → Pilota i finali
│ Tensione │
└──────────────────┘
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│ Stadio Finale in Classe H │
│ (Doppia alimentazione commutata) │
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│ ┌──────────────┐ ┌──────────────┐ │
│ │ Rail Basso │ │ Rail Alto │ │
│ │ ±Vlow │ │ ±Vhigh │ │
│ └──────────────┘ └──────────────┘ │
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│ └─────┬──────────┘ │
│ ▼ │
│ Commutazione Dinamica dei Rail │
│ (Switching analogico controllato) │
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│ Protezioni interne│ → SOA, termica, corto, DC
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USCITA
La classe H nasce per aumentare l’efficienza dei finali lineari riducendo la dissipazione termica.
Il principio è semplice ma geniale:
±Vlow → per segnali piccoli e medi
±Vhigh → per i picchi dinamici
Il modulo commuta automaticamente tra i due rail in base all’ampiezza del segnale audio.
Perché quando il segnale è basso (cioè il 90% del tempo), il finale lavora con Vlow, dissipando pochissimo.
Solo quando arriva un picco sonoro passa a Vhigh, e solo per pochi millisecondi.
dissipazione termica drasticamente ridotta
efficienza fino al 98%
temperatura di esercizio tiepida anche sotto stress
maggiore affidabilità dei transistor interni
potenza reale più alta a parità di dimensioni
Gli originali Sanyo integrano:
Il modulo si spegne prima di danneggiarsi.
Evita la distruzione in caso di carichi difficili.
Salva i tweeter e le casse.
Nei classe H è molto più efficace rispetto ai vecchi AB.
Nessun bump, nessun click, nessuna distorsione udibile.
Spoiler: non è colpa loro**
I guasti che ho visto in 30 anni derivano da:
saldature fredde
dissipatori ridicoli
alimentazioni instabili
condensatori esausti
layout disordinati
moduli non originali (cloni cinesi)
Gli STK originali Sanyo, montati bene, non si rompono.
E non bruciano casse.
E non oscillano ad alta frequenza.
Dopo ore di test e utilizzo reale:
15 ore di musica a volume massimo
carico da 4 Ω
temperatura appena tiepida
nessuna instabilità
nessuna auto‑oscillazione
nessun tweeter bruciato
dinamica sorprendente
silenziosità eccellente
Il tutto grazie anche al mio trasformatore speciale, progettato per richiudere la corrente sul ponte di Graetz e non sul secondario, con presa centrale a 25 V e 0 V ai capi.
distorsione bassa
slew rate adeguato
rail switching trasparente
protezioni interne intelligenti
risposta in frequenza ampia
stabilità anche con carichi complessi
efficienza altissima
E soprattutto:
non scalda.
E un finale che non scalda vive a lungo.
Lo STK417‑100 è un esempio perfetto di come la tecnologia ibrida, quando progettata bene, possa:
suonare bene
essere affidabile
essere efficiente
essere stabile
essere potente
essere moderna
Chi lo demonizza non ha mai capito la classe H, né ha mai montato uno STK originale come si deve.