Damping Factor: realtà tecnica, miti e ferraglia romantica

Sul fattore di smorzamento si sono scritte enciclopedie, spesso senza capire davvero di cosa si parla.
Il concetto è semplice: quando il cono vibra, pilotato dalle correnti BF dell’amplificatore, continua a muoversi anche dopo la fine dell’impulso.
Queste vibrazioni residue vanno controllate e attenuate, altrimenti il suono si sporca.

Sembra ovvio, ma non lo è per chi vende finali valvolari: per loro il damping factor è un dettaglio “scomodo”.


Il mito del “5 è ottimo”

Alcuni costruttori arcaici arrivano a dire che un fattore di smorzamento pari a 5 in un valvolare sia “eccellente”.
Peccato che un buon finale a transistor arrivi tranquillamente a 300.

Lo ripeto per l’ennesima volta:
più l’impedenza interna dell’amplificatore è bassa, meglio è.

E qui casca l’asino.
Molti amplificatori valvolari non sanno nemmeno cosa significhi “impedenza interna”, figuriamoci averla bassa.
Non so se i costruttori ci credano davvero o se facciano finta, ma il risultato non cambia: ferraglia venduta come oro.


Quando il valvolare tentò di inseguire il damping

In passato qualche finale a valvole raggiungeva fattori di smorzamento intorno a 20, ma con circuitazioni talmente complesse da far venire il mal di testa.
Apriti cielo se tocchi i “mostri sacri”:
trasduttori sacralizzati, largabanda che andavano bene solo nelle radio antiche (forti sì… ma fino a 7 kHz), infilati in casse‑mausoleo per farli rimbombare.

Altro che damping factor:
era un fattore di frammistamento.

Ma questo i venditori di ferraglia valvolare non lo dicono.
Anzi, cercano pure di far passare per fesso chi parla chiaro.


Impedenza interna: il vero dramma del valvolare

In un valvolare l’impedenza interna è altissima.
Per questo si ricorre a:

Un finale a transistor, anche il più modesto, ha un’impedenza interna cento volte più bassa.
E grazie alle coppie di transistor finali in parallelo, pilota in corrente con una forza che un valvolare può solo sognare.


I trasduttori “mostro” e le risate amare

Poi ci sono quei diffusori da dodici chili di magnete, con coni rigidi come ombrelli da tempesta.
Trasduttori venduti ai polli come “alta fedeltà”.

Collegateli a un finale a transistor serio:
li sentirete latrare.

E lì capite cos’è davvero un damping factor alto:
potenza con controllo, non potenza e basta.

È per questo che si usano coppie di transistor in parallelo:
non per moda, ma per governare il cono.


Il trasformatore non fa miracoli

Nel valvolare, il trasformatore di uscita serve ad “allontanare” l’impedenza interna della valvola.
Ma anche con avvolgimenti complessi, ferro selezionato e rame di qualità, il risultato è sempre un compromesso.

Ed è questo che fa friggere i commercianti di ferraglia valvolare:
sanno benissimo che il loro prodotto vive di compromessi, ma confidano nei polli che arrivano senza testa tecnica.

E così va avanti il mito.


Conclusione

Il damping factor non è un’opinione:
è fisica applicata.

Il resto è marketing, nostalgia e romanticismo da mausoleo.